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stoop.it » PRESS

ARTICOLI

Articolo su Il Fatto Quotidiano Online:
Stoop, il rock si colora d’atmosfera Leggi su Il Fatto Quotidiano

 

 

RECENSIONI

SOMEWHERE / Youthless Records (2012)

 

BLOW UP
“Somewhere cannibalizza un ventennio circa di ascolti e tendenze (…) restituendoci un unico flusso perfettamente amalgamato e coerente, attualissimo anche quando suona vintage”

Ondarock
“E’ l’opera più sublime della band di Diego Bertani”

SHIVeR
“Undici brani rarefatti delicati ricchi di arrangiamenti geniali”

Nerds Attack
“Algidi e sintetici, strumentali quando e quanto basta…”

A Breath of Air (Canada)
“It works, with every song wanting to put you on the floor. Not to dance, but to think”

Osservatori Esterni
“I Jaga Jazzist che si fermano a Cavriago in pellegrinaggio al busto di Lenin. Meraviglia.”

Son of Marketing
“Il gruppo riesce a tirar fuori composizioni che riuniscono la tradizione (in particolare un aspetto cantatoriale che sfocia in architetture post-rock) all’elettronica che fa da elemento destrutturante. E’ una continua lotta fra melodia e logoramento di questa. E questo fa emergere una tecnica e un livello di composizione notevoli.”

Velvet Goldmine
“una leggera sterzata elettronica con una grande capacità compositiva. Bel lavoro”

 

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ARTICOLI
Articolo su Il Fatto Quotidiano Online:
Freeze Frames, album ispirato a McCarthy Leggi su Il Fatto Quotidiano
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RECENSIONI
FREEZE FRAMES / Bugbite Records (2011)

ROCKERILLA
“I reggiani Stoop nella loro evoluzione verso una forma di art rock rumoroso e psichedelico, giocano in ‘Freeze Frames’ la carta di un sound euro-centrico che parte dai belgi dEUS, passa dai Neu!, fa un salto a Manchester, ma non dimentica i modelli dietro casa. Non è un caso che Ulisse Tramalloni, dei Julie’s Haircut, faccia un’apparizione dietro i tamburi nella bellissima ‘We Carry the Fire’. Il precedente lavoro della band, del 2008, affiancava ad ispirazioni a stelle e strisce gli echi del rock anglosassone. La mutazione della band sembra ormai avvenuta con successo, dando origine ad un suono sofisticato e decadente, che non cade nei trabocchetti del post rock”
Simone Bardazzi [voto 8/10]


IMPATTOSONORO
“L’acido folk nell’inizio di Remote, la magia ipnotizzante della bella Machine e le suggestioni quasi pinkfloydiane della finale We Carry the Fire con la sua coda noise, fanno da punti guida di un disco che gioca sul forte connubio elettro-acustico a livello musicale e sul passato-contemporaneo nei testi, per nulla banali [...]. Un disco che fa dell’omogeneità dei suoi chiaro-scuri ipnotici, disseminati per tutta la durata, il proprio punto di forza [...] Canzoni da bruciare lentamente per assaporarne le sfumature che gli ascolti fanno emergere”
Enzo Curelli


ROCKAMBULA
“La sensualità ghiacciata di un sangue freddo riscaldato da una magnificenza di ricami di tromba “Fever Is A Ghost”, il lento scorrere delle ineluttibilità “Machine” [...] e l’ipnosi concentrica Tex-Mex che scorre in “In The Cave”, che ti prende la testa e te la fa girare piacevolmente come una droga naturale”
Max Sannella [voto 4/5]


SHIVeR
“Affascina sin dalle prime battute [...] La trasognante “Machine” e “Fever is a ghost” (presente nella Shiver compilation vol.10) sono esempi di grande lucidità negli arrangiamenti quanto di efficaci e interessanti duetti vocali. [...] Eleganza e raffinatezza compositiva sono gli elementi che più caratterizzano gli Stoop.”
S. de Traumnovelle


KALPORZ
“Gli Stoop di questo album si possono definire, tranquillamente, “i dEUS italiani”, e ciò è sia un complimento che una constatazione di derivazione, seppure ottima derivazione. [...] Un’evoluzione marcata, quella degli Stoop, da “Stoopid Monkeys In The House” (2008) [...] se là l’approccio era piuttosto americano, qui sono tornati nella vecchia Europa. E se là puntavano di più su certa ricercatezza, qui cercano la botta, l’impatto. Senza farsi mancare delle belle ballad in punta di fioretto, come la splendida “In The Cave.”
Paolo Bardelli [voto 71/100]


BLURADIO VENETO
“Qui si corre sul pericoloso filo della lama che taglia e separa il pop ed il post rock. Pericoloso perchè è già veramente difficile comporre “la canzone”, figurarsi contaminarla con sonorità che esulino dalla camicia di forza del ritornello, riuscendo peraltro a mantenere l’incanto del refrain. Stoop ci riesce facendosi aiutare, tra gli altri, anche da parte dei Julie’s Haircut, che di queste operazioni sono ormai maestri.”
Luciano Marcolin


ROCKIT
“Fever is a ghost” ha sonorità tipiche dei Placebo di “Without You I’m Nothing” ma senza le accelerazioni di quel disco, mentre “Trainwrecks” rimanda alla west-coast, con echi, a tratti, di Buffalo Springfield. “10000 bugs”, invece, ci pare l’unico riempitivo, poco ispirata rispetto al resto. Ciò non toglie che i cinque, nel complesso, abbiano bene in mente il concetto di come si scriva e si arrangi una canzone, tanto che “Freeze Frames” possa considerarsi a ragione un piccolo bignamino di rock&roll atto a soddisfare anche i palati più raffinati.”
Faustiko


NERDS ATTACK
“Figo tutto, dal groove della batteria alle armonie fino alle melodie e agli arrangiamenti. Un lavoro fatto bene, che pur non proponendo nulla di particolarmente nuovo, ha dalla sua la freschezza di saper miscelare egregiamente tante influenze diverse in un modo assai gradevole. Da ascoltare assolutamente.”
Johnny Cantamessa [voto ****]


MUSICA SOTTERRANEA
“E’ un disco che nella sua apparente semplicità nasconde una raffinata lucidità compositiva, supportata da una chiara predisposizione all’eleganza sonora. Canzoni come la superlativa ballad “In The Cave“, la desertica “We Carry The Fire” e la trascinante “Fever Is A Ghost” basterebbero da sole a fare di questo disco un piccolo gioiello italiano.”


MAG MUSIC
“l’ideale per chi, come me, di tanto in tanto ha voglia di ascoltare qualcosa che suoni al tempo stesso ruvido, possente ma pulito e preciso [...] è un rock decadente dove, nel caratteristico spleen cupo e uggioso, non manca l’incazzata caparbietà di chi non si arrende mai al primo colpo, ma continua, proprio come gli Stoop, a percorrere i propri passi all’insegna dell’armonia e della bellezza.”
Davide Ingrosso


BEAT MAGAZINE
“Freeze Frames non è solo rock. È abrasione di ogni visionario soporifero che incombe in questo molle inizio d’anno, è equilibrio delle parti ottimamente giocato e studiata ricerca di un suono live senza difetti [...] è una naturale evoluzione della specie di “Stoopid Monkeys In The House” che convalida il solido riconoscimento anche internazionale che gli Stoop si sono guadagnati nel corso degli anni; il fatto che il loro inglese sia più che verosimile non fa che avallare quanto detto [...]. Melodie di rock ipnotico.”
Elisa Bellintani [voto 7/10]


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RECENSIONI
STOOPID MONKEYS IN THE HOUSE / Prismopaco Records (2008)

BUSCADERO
“In un anno particolarmente felice per le rock’n'roll band italiane, che a vario titolo e livello hanno raggiunto standard internazionali di tutto rispetto, gli Stoop arrivano con un disco bellissimo e inaspettato, a tratti persino sorprendente.[...] L’aspetto della curiosità, compresa l’eccentrica copertina (comunque elegantissima), è, a questo stadio, la nota migliore prodotta dagli Stoop però la qualità delle canzoni, il gusto originale e caleidoscopico negli arrangiamenti, nonché una maturità precoce nella gestione dei suoni li segnalano come una delle più belle novità di quest’anno, italiane e non.”
Marco Denti [voto 3/5]


FREAKOUT
“una splendida realtà del sottobosco musicale italico, di quelle che meriterebbero di essere conosciute ad un pubblico ben più vasto di quello dei semplici “addetti ai lavori”.[...] Alla base di questo disco ci sono comunque idee chiare, ottime capacità compositive e notevole padronanza tecnica. Ma soprattutto, buone canzoni. I riferimenti colti, senza questi altri elementi, servirebbero a poco o niente. Quindi complimenti agli Stoop, capaci di confezionare un lavoro davvero notevole.”
Daniele Lama


ROCKIT
“Quest’album sa di Calexico, REM e John Fante. “SMITH” è un amalgama denso, corposo, viscerale in cui ogni membro della band è parte integrante di un meccanismo rodato. Lo senti in “Sleeping Awake”, ballata notturna sostenuta da una malinconica tromba o in “Fixing your head” liberatoria ed urlata, irriverente ed esuberante. Gli Stoop disegnano trame sonore dai colori pastello, tenui, rendendo a volte il tratto più marcato, in altre più debole. Come in “Fire on my cheap sunburn”, aspra e spigolosa in apertura, più dolce ed incisiva in versione acustica a conclusione del disco. Sanno il fatto loro.”
Andrea Borraccino


KALPORZ
“Come dei Calexico più incazzosi, i quattro non danzano davanti ad un solo monolito nero, piuttosto si fanno tanta strada in diverse direzioni, andata e ritorno. Un disco vario, come non se ne sentivano da un pezzo. E bello. Talmente bello che nemmeno chi conosceva gli Stoop poteva immaginare. Basterebbe un pezzo così senza tempo come “Garbage In Space” per gridare quasi al miracolo, ma gli Stoop non hanno il braccino corto e in tanti altri punti di “Stoopid Monkeys In The House” si gode da dio. Un disco culto istantaneo.”
Paolo Bardelli


ROCKERILLA
“Situazioni elettroacustiche di grande efficacia impreziosite da fraseggi di una tromba che sia da solista che in supporto ai licks delle chitarre rende particolare e inconfondibile il suono di questa band. Un esordio promettente.”
Massimo Marchini [voto 7/10]


ROCKOL
“Un disco d’esordio molto interessante e dal carattere decisamente internazionale [...]. Il risultato è un amalgama di stili e divagazioni, esperimenti che partono dal folk, ballate rilassate e corali come “Lesson 2″, fino a contaminazioni spaghetti western romagnole dal carattere originale, vedi “Sleeping Awake”. Il pezzo di riferimento è però “Fire on my cheap sunburn”, una chicca totalmente indie rock, esportabilissima e d’impatto.”
Marco Jeannin


DIGITAL MUSIC MAGAZINE
“La band emiliana ci regala un album a metà tra il Pop-Rock alternativo e la musica d’autore che strizza l’occhio a Blues ed Elettronica. I lavori contenuti in “Stoopid Monkeys in The House” hanno un comune denominatore dato dall’intreccio fra timbriche rock, atmosfere acustiche e interventi di synth.”
Senza firma


HJF CONTEST
“Avvolta da un’eleganza degna delle grandi band d’oltreoceano, la musica di questi ragazzi di Reggio Emilia si muove in quell’ambiente musicale in cui il country lambisce il rock alternativo e il blues sfiora la canzone d’autore [...]. Affascinanti senza mai essere ridondanti, costruiscono intriganti canzoni a due voci, riempiendole di fraseggi elettro acustici, synth, percussioni e suoni eccentrici. La loro classe li spedisce sul main stage dell’Heineken Jammin’ Festival dove danno prova di una professionalità e di un’intensità pari a quelle dei big del Festival.”
Motivazione giuria Heineken Jammin’ Festival

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